giovedì 30 Aprile 2026
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Peggiora il riscaldamento climatico

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Maggio
ha segnato il più grande balzo in avanti dei livelli atmosferici di
anidride carbonica in un anno: più 3,76 parti per milione (ppm),
condizione che, secondo la National Oceanic and Atmospheric
Administration (Noaa), ha portato il mese di maggio 2016 a toccare i
più alti livelli mensili di CO2 in atmosfera mai misurati: 407,7
ppm. Vale la pena ricordare che prima del 1800 la CO2 atmosferica si
attestava in media a circa 280 ppm.

Il
pianeta si avvia così a infrangere il poco invidiabile record
stabilito nel 2015, quando l’aumento era stato di 3,05 ppm.
L’accumulo di questi gas nell’atmosfera intrappola il calore,
provocando il riscaldamento globale che intensifica le condizioni
climatiche estreme sul pianeta.

Pieter
Tans, lo scienziato a capo del Global Greenhouse Gas Reference
Network della Noaa, spiega che “I livelli di anidride
carbonica stanno aumentando più velocemente di quanto hanno fatto in
centinaia di migliaia di anni. E’ esplosivo, rispetto ai processi
naturali. L’ultima volta che la Terra ha subito un aumento della
CO2 così prolungato è stato tra 17.000 e 11.000 anni fa, quando i
livelli di CO2 erano aumentati di 80 ppm. I tasso di aumento odierno
è 200 volte più veloce
“.
Secondo
la ricerca del Met Office britannico pubblicata lunedì sulla rivista
Nature Climate Change, le alte concentrazioni di CO2 dipendono in
larga parte dal fenomeno climatico El Niño, i cui effetti sono più
devastanti a causa dell’aumento delle emissioni di origine
antropica. Gli scienziati stimano che un quinto della potenza di El
Niño derivi dagli incendi boschivi.
Infatti,
le foreste, il ciclo di vita delle piante e altri sistemi terrestri
hanno risposto ai cambiamenti del clima, alle precipitazioni e alla
siccità portati da El Niño. Il maggiore incremento precedente di
CO2 atmosferica si era verificato nel 1998, in coincidenza con un
altro fortissimo El Niño. Ma sono state le elevate emissioni di gas
serra prodotte dal consumo di combustibili fossili a determinare il
tasso di crescita di fondo nel corso degli ultimi anni.
Convenzionalmente,
gli scienziati del clima hanno fissato a 450 ppm la soglia critica di
non ritorno per il riscaldamento globale. Secondo il panel sui
cambiamenti climatici dell’Onu (IPCC), è necessario non superarla
per nutrire fondate speranze di trattenere il riscaldamento globale
al di sotto dei 2°C.
Lo
scenario porta a ritenere che anche la soglia di 450 ppm verrà
superata nonostante gli sforzi compiuti: secondo gli scienziati ciò
potrebbe succedere nel giro di 20 anni. Tagli consistenti delle
emissioni ritarderebbero soltanto questo appuntamento.
Intanto,
il National Snow and Ice Data Center (Nsidc) Usa ha reso noto che a
maggio il ghiaccio marino artico ha toccato un nuovo minimo record
arrivando a «circa 600.000 chilometri quadrati (232.000 miglia
quadrate) al di sotto di qualsiasi anno precedente», secondo i dati
satellitari raccolti negli ultimi 38 anni: si sono create così le
condizioni perché il 2016 registri la minore estensione del ghiaccio
artico nella storia. Nell’Oceano Artico la primavera 2016 è stata
segnata da temperature in media superiori di circa 3° C rispetto al
previsto e il ghiaccio si è sciolto rapidamente.

E’
una conferma di quanto dicevano i modelli climatici degli scienziati:
il riscaldamento di origine antropica sarebbe stato due volte più
veloce nella regione artica che nel resto del pianeta, a causa
dell’Arctic Amplification, un processo innescato dalle temperature
più alte che sciolgono più ghiaccio e neve e che quindi
diminuiscono la superficie riflettente: di conseguenza l’energia
solare viene assorbita dal mare che si scalda e provoca un’ulteriore
fusione dl ghiaccio marino.