martedì 27 Febbraio 2024
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Passo indietro nella lotta contro la mafia

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Un
emendamento della finanziaria votato a maggioranza dal Senato
consentirà la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie.

Se
da un lato il governo spende gran parte delle energie a progettare
leggi pensate su misura per i guai giudiziari del premier,
dall’altro, con questa ulteriore legge, sembra favorire le
organizzazioni criminali. Tutto questo mentre ancora si attende un
passo indietro del sottosegretario Cosentino di fronte alla richiesta
di arresto per partecipazione esterna ai clan casalesi e mentre a
Fondi si rafforzano gli interessi criminali nonostante le reiterate
richieste di scioglimento dell’amministrazione.

Per
spiegare il significato di quest’ultimo emendamento della finanziaria
possiamo leggere le parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

«Con
l’emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni
immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l’impegno
assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la
proposta per la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia
e la loro restituzione alla collettività.
Il
divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non
deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l’obbiettivo è
quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a
partire dal “Fondo unico giustizia” alimentato con i soldi
“liquidi” sottratti alle attività criminali, di cui una
parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle
vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma
è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di
restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo
ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per
riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai
territori più esposti all’influenza dei clan.
Facciamo
un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che
rischia di tradursi in un ulteriore “regalo” alle mafie,
venga abolito nel passaggio alla Camera
».