Le Marche: un altro no ai CIE

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La Regione Marche è
indisponibile a condividere con il Governo la scelta di realizzare un
Centro di identificazione immigrati nel territorio marchigiano. Con
queste parole il governatore Spacca ribadisce al ministro Maroni la
posizione maturata attraverso anni di mobilitazioni, prese di
posizione delle istituzioni e campagne di sensibilizzazione.

Dalla prima mozione di
Andrea Ricci (Rifondazione) e dalle proteste dei movimenti durante il
consiglio comunale di Corridonia nel 2003 si è arrivati attraverso
discussioni nelle istituzioni e crescenti mobilitazioni dei migranti
e della società fino al diniego espresso nella legge
sull’immigrazione n.13 nel 2009, poi impugnata dal ministro Fitto
per conflitto di competenze ma ribadita dall’ordine del giorno di
Michele Altomeni (PRC) il 24 novembre 2009. Il consiglio regionale
dichiara così il trattenimento dei cittadini immigrati in attesa d
identificazione al limite della legalità, lesiva dei diritti umani e
contraria agli scopi che dice di voler perseguire.

Ma il ministro, quello che
dichiara di avere respinto più immigrati ( e il PD marchigiano lo
contesta sulla veridicità di questa conquista!?) insisterà
sull’area individuata nei pressi di una ex caserma a Falconara
Marittima (Ancona). Sembra che questa area, ancora stretta dalle
raffinerie API , che vorrebbero costruire anche due centrali turbo
per la produzione di energia, l’aeroporto ed alcuni insediamenti di
rom di vecchia data, debba esaltarsi per la vivibilità a rischio fra
le più alte d’Italia. Non è per altro il solo esempio di
pervicacia nella ricerca del danno procurato da parte del governo.
Quanto da anni infatti viene denunciato dalle comunità resistenti e
non solo, le centinaia di respingimenti di richiedenti asilo
effettuati dalla Polizia alla frontiera dell’Est, al Porto di
Ancona, è in contrasto con le leggi umanitarie ma lo si tenta di
giustificare con i trattati internazionali sulla sicurezza dopo l’11
settembre 2001. Dopo anni di proteste dei centri sociali e di tutti
gli antirazzisti marchigiani, si sta costruendo anche nelle
istituzioni la coscienza che sia necessario mettere gli operatori del
Consiglio Italiano Rifugiati in condizione di conoscere ed
analizzare le istanze di chi chiede asilo e rifugio, rendendo questa
operazione visibile alla luce del sole attraverso l’intervento
pubblico.

L’opposizione ai CIE,
sia per la paura del non conosciuto, che per l’assurdità di ciò
che costituiscono, come la solidarietà e la comprensione delle
ragioni del rifugiato, sono molto più diffuse nelle popolazioni
marchigiane di quanto non voglia dimostrare la carta stampata, e
nascono dalla costatazione delle condizioni materiali colte negli
svincoli stradali, nelle città come Senigallia ed Arcevia dove sono
accolti più di 100 rifugiati, in centri gestiti dalla Prefettura.

Non mancano per altro gli
strumenti amministrativi, come la legge regione del 2009 e la ripresa
della discussione sulla cittadinanza e sul decentramento
amministrativo. Forse sarebbe bene che di democrazia e partecipazione
si parlasse anche per gli altri italiani, i nativi.

Marcello Pesarini – Rete
Migranti “Diritti Ora”