Andare oltre Berlusconi e Monti

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Non c’è dubbio che Monti,
il premier uscente, abbia ridato credibilità all’Italia dopo il
fallimentare ciclo berlusconiano. E’ un dato di fatto, oggettivo, che
non si può negare.

Monti è stato capace di
restituire credibilità interna e internazionale alle istituzioni,
calmando così i mercati finanziari sempre alla ricerca di prede
deboli e fragili. Ma il Professore, è bene ricordarlo, ha
rappresentato una carta giocata in emergenza.

Ora però sembra che Monti
voglia “salire” in politica. Indubbiamente è un suo diritto la
possibilità di candidarsi: personalmente però nutro dei dubbi.
L’idea che ci si debba affidare ai “tecnici” anche oltre
l’emergenza mi fa pensare che la si voglia presentare come una
precisa opzione politica e programmatica ineluttabile, gradita ai
poteri forti dell’economia e della società.

La crisi economica che
stiamo affrontando non sarà passeggera e ci costringerà a mettere
radicalmente in discussione il nostro modello di sviluppo. Di
conseguenza abbiamo bisogno di un pensiero all’altezza della
gravità della crisi e di profonda discontinuità, in particolare
dalle politiche di centro destra che hanno aggravato maggiormente la
crisi.

Serve un progetto politico
che sia ispirato a quattro parole chiave (laicità, libertà,
giustizia, uguaglianza) e che abbia questi obiettivi: il controllo
dello strapotere della finanza, la dignità condivisa del lavoro, il
miglioramento della rete di sostegno per l’esclusione e la
marginalità, il rilancio e il rinnovamento dell’impegno pubblico
per scuola e sanità, la tutela della legalità come difesa dei
deboli, una forte integrazione europea democraticamente strutturata,
l’esercizio responsabile dei diritti di libertà delle persone,
l’integrazione civile dei nuovi cittadini di origine straniera, una
crescita economica sostenibile ed equa in termini sociali e
ambientali, la valorizzazione della cultura materiale e
dell’agroalimentare di qualità, l’investimento sulla formazione
e la ricerca.