martedì 16 Luglio 2024
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E adesso?

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E adesso, pover’uomo? Si
diceva un tempo. E adesso, pover’Italia? Usciamo da queste elezioni
sgomenti e spauriti e l’approdo greco si fa sempre più vicino.

Prima di tentare
un’ipotesi sul futuro che ci viene incontro, è meglio sgombrare il
campo dagl’innamorati dei se consolatori.

Se ci fosse stato Renzi…
Non sarebbe cambiato
nulla; infatti con Renzi non si sarebbe fatto l’accordo con Vendola
e dunque un certo numero di voti si sarebbe spostato dal PD alla
sinistra, che forse si sarebbe presentata unita raggranellando
percentuali attorno all’8/10%.


Inoltre la presenza di
Renzi non avrebbe spostato nulla né fra i montani né fra i
Berlusconiani; forse non si sarebbe presentato Berlusconi, ma
comunque Renzi non avrebbe conquistato lo stesso la maggioranza al
senato.

Se Bersani avesse fatto
una campagna aggressiva…

Non avrebbe lo stesso
guadagnato la maggioranza al senato, e dunque…

Se non ci fosse stato
Berlusconi…

Il centrodestra, invece
che sfiorare il 30%, sarebbe restato sotto il 20; ma non avrebbe
comunque consegnato il Paese al centrosinistra.

Perché la presenza di
Grillo, la sua campagna elettorale, la rabbia diffusa, avrebbero
comunque scompaginato tutti i giochi : una forza fuori dagli schemi e
contraria a tutte le alleanze attorno al 25/30% non avrebbe permesso
alcun governo, se non l’accordo fra tutti gli altri, accordo
evidentemente impossibile ed inimmaginabile.

Data la situazione, non
poteva che andare così, perché se fosse andata diversamente, se
cioè il centrosinistra avesse conquistato la maggioranza al senato
(unica possibilità), Grillo sarebbe dovuto rimanere sotto il 20% e
pure il centrodestra non sarebbe dovuto andare sopra il 25%; ma
queste eventualità si frantumavano contro i due scogli emersi negli
ultimi tempi : lo scandalo Montepaschi (ancora una banca!) e la
promessa della restituzione dei soldi dell’IMU.

E così ora il Paese
sembra essere diventato ingovernabile, sembra non esserci una
maggioranza politica; in questi due mesi ne hanno dette e fatte così
tante da essere diventati tutti nemici di tutti, ciascuno prigioniero
della corazza con cui si è difeso dagli attacchi degli altri.

Può ora Grillo fare un
accordo con Bersani?

No che non può! Sarebbero
i suoi per primi a sconfessarlo e a non capirlo.

Può ora Bersani fare un
accordo con Berlusconi?

No che non può!
Perderebbe anche i residui consensi che gli sono rimasti.

Dal canto suo Monti è
diventato del tutto ininfluente; che offra i suoi voti a destra o a
sinistra non sarebbero comunque sufficienti a fare una maggioranza.

La strada che passa
attraverso un accordo (seppur minimo) con Grillo, sufficiente a
formare e far operare un governo è sbarrata da almeno tre
considerazioni : Grillo non è un marpione della politica come Bossi,
Berlusconi e D’Alema, capaci di mettersi insieme il giorno dopo
essersene dette di tutti i colori; se un gruppo di eletti grillino si
schierassero col centrosinistra (seguendo gli appelli che cominciano
a salire dagli elettori), sarebbero subito scomunicati dal capo e
costretti a dimettersi nel giro d’una settimana; Grillo è contento
sia se si torna a votare, sia se fanno un governissimo di tutti gli
altri, perché aumenterebbe il suo gruzzolo di voti.

E allora?
Allora bisognerebbe
cominciare a pensare in maniera nuova, liberarsi dagli slogan e dalle
invettive, fare punto e andare a capo, mostrare agli altri il proprio
lato migliore; in parole politichesi, fare un accordo di legislatura
tra Grillo e Bersani per il bene comune, mettendo da parte i
programmi che confliggono (da affrontare con animo e visioni diverse)
e unendo quelli più simili.

Lo faranno? Macché! La
politica è lentissima a cambiare le proprie consuetudini.

Per cui la cosa
momentaneamente più probabile è un governo a termine (magari ancora
tecnico) per fare la riforma elettorale e tenere i conti prima che si
sfascino.

Quella più prossima è un
ritorno al voto, proprio come in Grecia.

E proprio come in Grecia,
al secondo giro la destra avrà il sopravvento…