lunedì 26 Febbraio 2024
Politica locale

«Qui nessuno ha visto ancora un soldo»

Se ne sono andati tutti: le colonne mobili dei vigili del fuoco arrivate da mezza Italia, la protezione civile, i volontari, camion e ruspe con le insegne dello Stato. Come se il caso fosse chiuso. Invece Cantiano è un caso aperto ma la sensazione è che stia per esser dimenticato. Dice il sindaco Alessandro Piccini: «L’alluvione è ancora qui. Perché ci sono molte case inagibili, quasi tutte le fabbriche ferme con i macchinari fuori uso, i detriti nei torrenti, molte strade con le frane, alcune famiglie sfollate, i negozi perlopiù chiusi, la gente avvilita e spenta, i soldi che non ci sono per ripartire».Serve fare qualcosa per girare pagina, ma ecco cosa dice il sindaco:«Io mi rivolgo alla politica, e in particolare dalla Regione – dice Piccini – andando alla seduta monotematica (di oggi ndr) sui danni dell’alluvione, benché nessuno mi abbia invitato. Ci voglio andare e chiederò di prendere la parola per dire qual è la situazione se qualcuno della giunta non ne fosse a conoscenza. Il problema vero è che qui non è ancora arrivato dalla Regione un soldo. Siamo stati sommersi dalle promesse e dalla solidarietà ma gli imprenditori mi dicono che se non possono riaprire entro breve se ne vanno, un bar se non ce la fa a sollevare la serranda in fretta non riapre più. Qui non siamo ad Ancona o Pesaro o Senigallia, dove se viene meno un’attività ne arriva subito dopo un’altra pari. Qui a Cantiano siamo contati. Abbiamo avuto un terremoto d’acqua che ci ha travolti, un miracolo ha permesso a tutti di salvare la vita, ma il resto è a pezzi. Capisco che Cantiano non conti molto agli occhi di Ancona ma noi abbiamo il diritto di ripartire, di riprovarci. Non possiamo rimanere a vita sotto il fango, anche solo da un punto di vista psicologico. Ci hanno promesso aiuti immediati ma nessuno li ha visti. Sono straordinarie invece le persone che hanno raccolto fondi per inviarceli e siamo arrivati a circa 330mila euro ma questi vanno distribuiti per le emergenze. A noi invece servono soldi per pagare ad esempio le 4 ditte private della zona che stanno lavorando da un mese con 10 persone per pulire fiumi e torrenti, rimuovere le frane, ripristinare le strade interrotte, portare via i detriti. E il lavoro che rimane è ancora tantissimo. Ma dopo un mese di lavoro ininterrotto, queste ditte a cui abbiamo dato l’incarico con la massima urgenza attendono giustamente di avere acconti o comunque di essere pagate per le ore, tantissime, che hanno lavorato fino ad ora. Ma io non posso farlo perché non ho soldi in cassa e chi ha promesso di darmeli non lo sta facendo. C’è il rischio concreto che queste ditte, di fronte al mancato pagamento, mi dicano di volersene andare per altri incarichi dove sanno di poter esser pagati. Ma in qualche maniera dovevo immaginarlo: alla mia lettera inviata la settimana scorsa a tutto il consiglio regionale con la quale chiedevo di darci finanziamenti per ripartire, non ha risposto nessuno».